Riflessioni di una bacchettona su Facebook e minori

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Riflessioni di una bacchettona su Facebook e minori

Un po’ di tempo fa si leggeva della possibilità di consentire l’iscrizione a Facebook anche ai minori di 13 anni. A primo impatto il mio pensiero era stato di assoluta negazione, dal momento che bloccherei l’accesso anche ai minori di 16 anni, ma è da allora che continuo a riflettere sull’uso dei social tra i minori. Prendo atto di una cosa: i cosiddetti nativi digitali usano i social network esattamente come quelli della mia generazione usavano il telefono di casa per chiamare agli amici e, nel trovare l’ostacolo dell’iscrizione vietata, lo aggirano fornendo una data di nascita falsa. Di una semplicità imbarazzante. Tanto per dare dei numeri, lo scorso anno sono stati ben 7,5 milioni i bambini con meno di 13 anni a usare il sito, di cui 5 milioni con meno di 10 anni. E i genitori? Li assecondano e, infatti, uno studio sponsorizzato da Microsoft Research indica che il 36% dei genitori è a conoscenza dell’uso di Facebook da parte dei propri figli. A poco servono, le restrizioni di Facebook e le misure di sicurezza adottate per i profili dai 13 ai 17 anni, che si limitano a non far comparire i profili dei minorenni nella ricerca pubblica e a far visualizzare i post solo agli amici e agli amici di amici. Avendo fatto queste considerazioni, il Baby Facebook (che dovrebbe prevedere account collegati con quelli dei genitori, anche per l’autorizzazione degli amici) non mi sembra più un’idea tanto demoniaca.

Sempre incuriosita dall’argomento di tutela dei minorenni, approdo nel “Centro per la sicurezza” di Facebook dove leggo una serie di consigli rivolti ai ragazzi, ai genitori, agli insegnanti, che probabilmente è stata letta solo da me, da qualche curioso addetto ai lavori e da pochi genitori zelanti. Parlare con i ragazzi, iscriversi a Facebook e diventare amici dei propri figli, pensare prima di pubblicare qualcosa… in pratica si demanda ai minori il controllo della propria presenza sui social e ai genitori e insegnanti il monitoraggio costante dei loro profili. E in un mondo dove l’esistenza di Babbo Natale fosse comprovata a livello scientifico, tutto ciò sarebbe possibile.

Mi affretto però a scagionare il team di Zuckerberg, che in realtà dimostra di avere molto a cuore il problema della sicurezza dei minori, così tanto da suscitare polemiche sull’invasione della privacy. Secondo quanto rivelato da Joe Sullivan, capo della sicurezza di Facebook, i post e le chat degli iscritti vengono monitorati attraverso un software, che si attiva qualora compaiano una serie di parole particolari, in caso di trasferimento di informazioni personali, o quando i minori vengono contattati da profili di persone con una età molto maggiore o da amici particolarmente recenti. Il messaggio sospetto viene inviato al vaglio di un dipendente, che, in caso di conferma del sospetto, informa le autorità. È così che in Florida è stato arrestato un trentenne, che in chat programmava i dettagli di un incontro dopo scuola con una tredicenne.

In Italia, da quanto rivelato da Alground, il sistema non è attivo, in quanto per normativa vigente è necessaria la denuncia della parte lesa. Evidentemente i nostri minorenni sono più scaltri di quelli americani (o meno tutelati?)!

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Showing 2 comments
  • Domiziano Galia

    Non ho capito: è il sistema di monitoraggio automatico o l’informativa alle autorità a non essere possibilite in Italia per via della legislazione? Perché fosse nel secondo caso, si potrebbe comunque allertare almeno il minore.

  • Andrea

    Per quanto detesti l’uso dei social network da parte dei minori e sia assolutamente preoccupato dall’avvenire di nuove generazioni di social-rincoglioniti, devo dire che non mi piace nemmeno il sistema di controllo adottato in USA di cui si legge nel tuo articolo. Penso che violi i più elementari diritti sulla privacy delle persone, anche se capisco che è fatto a fin di bene… Sarebbe più opportuno che i genitori dei ragazzi capissero quanto male possa fare l’abuso di social network da parte dei propri figli… Danni ben peggiori a livello sociale e statistico, rispetto al singolo caso di molestatore pedofilo…

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