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COME FARE A TRASMETTERE LA CULTURA DEL SOCIAL MEDIA MARKETING IN AZIENDA?

Scrivo questo post per segnalare che dallo scorso 17 Gennaio Gianluigi Zarantonello, web specialist presso Coin SpA, ha lanciato un'interessante discussione all’interno del gruppo “Social Media Marketing – Italia” su LinkedIn, che ha visto la partecipazione di diversi esperti di settore.

Il tema trattato parla della difficoltà di far partire un vero cambiamento culturale all'interno delle PMI (materia a me particolarmente cara...) per quel che riguarda l'adozione dei nuovi strumenti di Enterprise 2.0 e di Social Media Marketing.

Ecco alcuni dei pareri pubblicati:
  • “…secondo me non è corretto parlare di web 2.0 quanto di persone 2.0, perché è dalla testa della gente che nasce il corretto approccio al nuovo web.” (Gianluigi Zarantonello).
  • “Il problema è che nelle aziende, ancora oggi, di persone che capiscono appieno le potenzialità del web ce ne sono pochissime.” (Fabio Scafoletti).
  • “A partire dal “Digital Divide” l’Italia ha ancora strada da fare riguardo la diffusione del web e tecnologie annesse, compresa la mentalità all’uso di computer e derivati per potenziare e facilitare l’attività aziendale.” (Giovanni Dalla Gassa).
  • "L’italia non e’ indietro questa volta, a mio semplice avviso, vuole semplicemente rimanere così, offrendo strumenti a metà e non strumenti a 360 gradi. Questo permette alle aziende di “ipotizzare” di avere un maggior controllo sulle attività on-line. Ma come si evince dai vari blog molte aziende non hanno, qui da noi, la cultura di una crescita professionale/personale…" (Irwin Allas).
  • "La cosa spaventosa è che siamo anche regolarmente in contatto con gente “giovane” (sotto 30 anni) che non hanno nemmeno loro una visione diversa, e sono molto succubi degli atteggiamenti dei loro collaboratori “anziani” (Suzi Jenkins).
  • "...secondo me la strada migliore è individuare le persone che in azienda hanno già una pratica dei social media, anche parziale, fare gruppo con loro e formarle con la pratica" (Luca Vanzella).
  • "Bisogna individuare in azienda dei potenziali “evangelizzatori” del concetto di 2.0 e supportarli nella loro formazione continua e nel cercare di “spargere il verbo” verso tutti coloro che di queste cose non hanno mai sentito parlare (Carlo Mazzocco).
  • "Torno, però, a sottolineare l’importanza del committment dall’alto, perché spesso le persone di cui sopra sono giovani e non hanno da soli abbastanza autorità per farsi ascoltare. Infine le loro skills devono integrarsi con le idee del top management, per uniformarsi ad una strategia. Insomma è un lavoro di squadra, specie nelle realtà più grandi. (Gianluigi Zarantonello)".
  • "… è necessario, prima di tutto, coinvolgere la proprietà e il management senza i quali diventa difficile iniziare l’evangelizzazione delle persone più sensibili all’approccio con i social media" (Ferdinando Vighi).
  • "… due leve principali: RISULTATI – consegnare statistiche favorevoli (ad esempio sugli accessi al sito) è fondamentale. Da lì il discorso si può allargare ai mezzi che permettono il raggiungimento di certi risultati. CONCORRENZA – E’ impressionante vedere quanto sia influente il comportamento di alcuni concorrenti in questi argomenti. Troviamo i comportamenti che ci interessano e condividiamoli" (Paolo Montanari).
Voi cosa ne pensate? Avete ulteriori spunti da inserire nella discussione?

SFRUTTARE I SOCIAL MEDIA PER FAVORIRE LA COLLABORAZIONE INTERNA ALLA VOSTRA AZIENDA

Quando si parla di social media spesso ci si concentra sul rapporto tra impresa e pubblico esterno, e di come la tecnologia può avere un impatto positivo di comunicazione tra le due parti.
Tuttavia i media sociali possono essere importanti anche all'interno della vostra azienda, prima di considerare una vera e propria strategia esterna. Un’adozione interna potrebbe rappresentare un meccanismo per migliorare la comunicazione e nel contempo costituire un utile banco di prova per “prendere la mano” con gli strumenti di condivisione.

Quali sono i fattori interni da tenere in considerazione?

  • Situazione culturale

L’utilizzo dei media sociali nelle aziende rappresenta più un cambiamento culturale che uno meramente operativo. Essa tocca i temi del ruolo delle persone e del cambiamento di responsabilità, della capacità di evoluzione, dello stile di comunicazione, della propensione al rischio. Si potrebbero riscontrare timori, critiche, incertezze su aspetti legati alla produttività, o “cortocircuiti” nelle tradizionali modalità di comunicazione e nei flussi informativi interni dell'azienda.




Proprio per questo è necessaria una preventiva analisi interna sulla “propensione” alla comunicazione e allo scambio di conoscenza, per poter evidenziare eventuali criticità e per capire dove effettuare interventi migliorativi.

  • Valutazione del rischio

L'attuazione di un programma interno di social media può contribuire a stimolare la discussione su alcuni dei principali ostacoli all'adozione su più ampia scala: la valutazione del rischio. Considerare le implicazioni di aprire canali di comunicazione multipli, consentendo feedback e commenti, può portare a discussioni su potenziali rischi come i costi, la produttività, la riservatezza, l'affidabilità, la tecnologia di accesso.




Sostenere queste prime discussioni solamente all’interno della propria azienda può essere un buon inizio per mitigare e far fronte a tali rischi in un lasso di tempo contenuto e con la possibilità di testare le soluzioni prima di renderle visibili esternamente.

  • Internal Branding

Le aziende a volte non valorizzano a fondo il proprio marchio a livello interno e non creano un’identificazione del personale con la mission e la vision aziendale (cosa peraltro di grande importanza per favorire un aumento della produttività). L’utilizzo di reti sociali interne può favorire una più ampia discussione sugli obiettivi aziendali e può consentire a tali conversazioni di “passare” attraverso i livelli gerarchici, superando i classici silos aziendali e dando la possibilità a tutti di fornire il proprio contributo.




I dipendenti possono in tal modo ottenere una maggiore comprensione delle strategie aziendali attraverso la condivisione delle informazioni e il dialogo. Il management può invece raccogliere feedback sulla penetrazione del marchio e su ciò che pensano i lavoratori interni. Una più ampia comprensione degli obiettivi dell’azienda può spesso portare a migliori modalità di lavoro e di interfaccia tra i diversi attori aziendali, facilitando l’ottenimento di obiettivi comuni.

  • Generazione di nuove idee

Come dice spesso il mio diretto superiore, “ognuno può avere l’idea vincente!”. I piccoli cambiamenti o le idee innovative possono provenire da qualsiasi membro dell’azienda. Ciò che spesso impedisce alle idee nascoste di emergere è la mancanza di un meccanismo per condividere la propria conoscenza e la mancanza di chiare policy sulle modalità di condivisione delle stesse. In un certo senso, spesso le persone sentono di “non avere il permesso” di esprimere le proprie idee se queste non sono pertinenti alle loro abituali mansioni o se esulano dalla loro area funzionale.




Semplici tecnologie come wiki e forum, oppure strumenti di condivisione come blog o bacheche con osservazioni, possono fornire ampie opportunità di condivisione, creazione e costruzione di nuove idee e di nuova conoscenza aziendale. Questa modalità di lavoro collaborativo può generare un maggiore commitment e garantire una maggiore visibilità all’interno dell’azienda alle persone più brillanti.

  • Network Building

Dare ai dipendenti l’opportunità di raccogliersi (in “modalità virtuale”) attorno a punti di interesse comune può sbloccare collaborazioni, amicizie, rapporti di lavoro più forti. Collaborare può aiutare a trovare più facilmente persone con competenze complementari alle proprie. Lavorare a rete aiuta la creazione spontanea di gruppi di lavoro focalizzati su tematiche comuni e favorisce il mantenimento di un alto livello di morale.





Queste sono solo alcune idee per iniziare a pensare ai mezzi di comunicazione sociale all'interno del proprio business. Voi cosa ne dite?